Il cassetto dei ricordi

Il cassetto dei ricordi2018-06-15T10:23:27+00:00

In questa sezione vogliamo dare la possibilità di scrivere commenti o recensioni sul libro “Il cibo ideale”, condividere le vostre storie ed in qualche modo dare voce alle persone che si stanno interessando alle attività che stiamo facendo.
Ci piace anche dare la possibilità di condividere ricordi, pensieri, aneddoti e momenti di vita vissuti con Francesca. Da quando è libera di nuotare nel suo mare, quasi ogni giorno gli amici più stretti, i compagni di scuola ed a volte persone che pochi conoscono, pubblicano sulla rete foto, frasi, condividono brani o dedicano poesie a Francesca. Ogni volta è un’emozione, un motivo per sorridere nel rivivere Francesca nel ricordo ma anche di versare qualche lacrima al pensiero di non poter più vedere il suo sorriso o sentire le sue parole.
L’idea di riempire un cassetto con ricordi e piccole storie vissute con Francesca, crediamo possa essere un bel regalo per tutte le persone che la conoscevano.

Se vuoi condividere un tuo momento con Francesca vai in fondo alla pagina, inserisci il nome, mail e scrivi il testo liberamente, puoi inserire anche un’immagine.

17 Comments

  1. Monica Zanon 11 agosto 2018 at 9:48 - Rispondi

    La vita ha un senso solo se viviamo attimi di eterno …. l’amore per un figlio è uno di questi ….. la gioia di averli vissuti porta l’uomo a sperare che altri attimi di eterno accadano …. se così non fosse pazienza …. l’amore in tutte le sue forme va oltre … oltre la morte , siamo sostanza che non può svanire … energia pura ❤️

  2. Elena 20 luglio 2018 at 13:51 - Rispondi

    Scrivo questo “ricordo” per fare a Marco i miei più sinceri complimenti del meraviglioso lavoro svolto .
    Io sono di Pegognaga, conoscevo Francesca solo di vista ma seppure non abbia mai avuto occasione di parlarle di persona, mi era bastato vederla una volta sola per capire che era una ragazza buona e genuina.
    La penso spesso perché è diventata il mio inno al coraggio e alla vita. Quando c’è qualcosa che non và penso a lei e dico a me stessa che non sono quelle le cose per cui abbattersi perché finché abbiamo la nostra vita in mano e la libertà di decidere cosa è meglio per noi si può fare tutto. Rivolgo quindi un Grazie a Lei che avendone dato prova è diventata un esempio da ammirare e seguire ed un sentito grazie a Marco e alla sua famiglia per aver pensato e messo in atto questo bellissimo progetto per non dimenticare mai Francesca e anche per ricordare che nella ricerca e nella scienza non bisogna mai smettere di credere.
    Ciao Fra ❤️, Elena.

  3. Barbara 18 giugno 2018 at 12:36 - Rispondi

    Ciao piccola…manchi manchi da matti.. Ma la tua presenza e’ sempre viva … Voglio ricordarti così con quel tuo sorriso e mi piace ricordare le ns serata insieme dove ci prendevamo del tempo x noi staccando la spina da tutto e tutti…
    Sai una cosa piccola, capita spesso che tutte le volte che parlo di te una farfalla mi volteggia intorno e questo credimi mi fa sentire che tu sei qui vicino a me e il mio cuore si riempie sempre più dell’amore che ci lega… ciao piccola 👧🏻😍

  4. Attilio Pignata 14 giugno 2018 at 22:05 - Rispondi

    Ho letto il libro. Sono un infermiere in pensione. Non ho conosciuto Francesca ma il papà e la zia, si. Sono dei professionsiti seri e con questo libro Marco sta facendo una cosa utile e molto importante nel campo dell’oncologia. Dopo la fase acuta di un intervento per asportazione di un tumore o inizio di una chemioterapia, per il malato inizia una esperienza difficile. Mi dispiace dirlo e scriverlo. Partiamo dal malato dimesso che deve fare i controlli in Ospedale. Intanto trova sempre un medico diverso perchè l’organizzazione così prevede (turni, ferie, riposi, reperibilità, ecc). Ogni domanda trova pareri diversi e consigli mai uguali. Se il malato dice che ha vomito, che i cibi non hanno sapore, se ha tanta fame o poca fame, se ha diarrea, se dorme male, se stitico, se digerisce male, insomma riceve risposte diverse. In fondo il medico ambulatoriale ha una lista di persone da visitare, decise dal CUP e non può star lì a conoscere le abitudini del malato. Oramai tutto è cambitao, i medici hanno fretta e devono fare in fretta. Controllano la ferita, guardano gli esami e via davanti al computer. Il sistema sanitario nazionale è questo. Cosa dire?
    Medico di famiglia: è la persona che deve fare tutto per il suo malato che conosce bene. Ma non è così. Legge la lettera, esegue le indicazioni del collega ospedaliero e gli raccomanda di chiamare il reparto se ci sono dei problemi seri. In fin dei conti chiamarlo quando è in ambulatorio che visita non risponde. Così non rimane che chiamare la segreteria del reparto per anticipare la visita di controllo, se va bene. I problemi del malato oncologico sono tutti sulla sua spalla e scoprire che è uscito questo libro che è molto util, importante, prezioso che consiglio di leggere e diffonderlo, è la miglior risposta ai veri problemi inascoltati del malato oncologico. Sono certo che il papà Marco ha voluto stampare la tesi della figlia per la memoria e sentirla vicina, ma non si è accorto che ha fatto una cosa, grandiosa utile e preziosa che nemmeno i medici, dai curanti agli ospedlieri sono in grado di farlo. Il cibo ideale per una persona in chemioterapia. Finalmente un bel libro e ringrazio di cuore Marco per il bene che sta facendo in tutta Italia per gli ammalati oncologici, sfortunati due volte. Uno per un sistema sanitario nazionale che non prevde di ascoltare, capire, aiutare, entrare nella vita della persona che ha davanti ma che è costretto a seguire la burocrazia, i conti aziendali, la fretta ecc.L’altra sfortuna è la battaglia degli ammalati contro un nemico che si può fermare, mangiando i cibi ideali, sconosciuti ai medici ma contenuti in questo libro, che merita di essere letto.

  5. Alessandro 9 giugno 2018 at 13:23 - Rispondi

    Una cosa sicuramente nessuno può negarla … raccontata e scritta su un libro sarà tramandata e quindi viva per sempre … pochi hanno una memoria lunga soprattutto per situazioni che non vivono direttamente … credo di aver potuto vivere in piccolissima parte questa, restandoti vicino … come ben sai ho una fottuta memoria, che a volte non vorrei, che mi fa ripercorrere tutti i passi che sono successi e che ti ho visto fare … credo che questa cosa voluta o no … premeditata o casuale … sia veramente la chiave per dare il naturale senso alla vita, che vede i figli proseguire dopo i genitori… attraverso prima lo studio, la tesi ed ora la pubblicazione di questo libro hai reso possibile far sì che Francesca sia ancora qui tra noi… in questo modo Marco hai trasformato aggiungendo il “per sempre” scritto su un libro .

    Alessandro V.

  6. Franca 7 giugno 2018 at 14:45 - Rispondi

    Sono una mamma.. e condivido pienamente che un genitore non deve mai sopravvivere ad un figlio. Ma credo fermamente che Francesca, anche se non fisicamente, è sempre li con voi pronta a sostenervi…orgogliosa di come state portando avanti ciò che lei aveva iniziato… Io ho perso mio marito di soli 54 anni per un errore medico…ma continua a darci molta forza. Altrimenti se cosi non fosse, da soli non potremmo farcela. Un abbraccio di vero cuore. Franca

  7. Alessandra Roscio 6 giugno 2018 at 20:52 - Rispondi

    Ciao Franci…. scorrendo il video del cellulare ti ho trovata…. Sono malata anch’io…. melanoma maligno del cuoio capelluto…. Non digerisco più…. e sono stata fortunata a trovare il tuo libro che comprerò…. almeno finalmente riusciro a non bere più Coca Cola!!

  8. Luciana Scaini 1 marzo 2018 at 19:01 - Rispondi

    Ciao Francesca, non ho avuto il piacere di conoscerti, ma leggendo di te, capisco che sei una persona speciale. Si hai letto bene, ho scritto il verbo al presente, perché tu sei qui. Hai lasciato un segno indelebile, una traccia del tuo passaggio come una meteora. Ho letto tante notizie interessanti su di te, tante emozioni raccontate. Hai iniziato un lavoro importantissimo per tutti i pazienti oncologici. Si, perché anche io lo sono, ed in comune con te, ho il tuo stesso tumore. Credo sia un dovere di chi sopravvive, raccontare e raccontarsi. Perché raccontare la propria esperienza deve servire a chi, come me e te, si è sentito diagnosticare un tumore. La vita va vissuta ogni istante con un pizzico di follia. Cara Francesca sei fortunata, la tua famiglia è splendida, ha proseguito il tuo progetto, e tu per questo vivrai per sempre! Un abbraccio ovunque tu sei!

  9. Elisabetta 8 settembre 2017 at 10:12 - Rispondi

    Quando sei nata sono diventata ufficialmente zia, “zia Liz” per molti amici.
    Ricordo quando avevi più o meno quattro anni, venivi “giù dalla nonna” alla sera, dopo cena; arrivavi con il tuo beauty bianco e rosa di plastica, pieno di accessori come pettini, bigodini, spazzole e trucchi; già sapevo che volevi giocare alla parrucchiera. Ovviamente la tua modella preferita ero io, anche se qualche volta coinvolgevamo il nonno per fargli delle acconciature improbabili… Che ridere!
    Nonostante la difficoltà nel pettinare i miei capelli ricci, riuscivi con pazienza anche a mettermi alcuni bigodini, poi sceglievamo il colore del “palallo” (il rossetto tu lo chiamavi così) e si finiva ad ascoltare in salotto il disco di Enzo Jannacci…
    Poi arrivava il papà a prenderti per andare a letto, ma tanto sapevamo che il giorno dopo avremmo giocato ancora! Questo succedeva tutte le sere, ma io la nonna e il nonno non ci stancavamo mai di giocare, ballare e soprattutto di ridere con te… ci divertivamo tantissimo.
    Oggi è il compleanno di mio fratello e questo ricordo lo dedico a lui, un momento di felicità di tutta la famiglia. Vi voglio bene!
    Zia Liz

  10. Ilaria 23 agosto 2017 at 10:21 - Rispondi

    Ciao Fre, come stai? Sto bevendo Estathè e ovviamente mi sei venuta in mente tu 🙂 Troppo buono !!!! Il migliore in assoluto !!!! Poi l’altro giorno sono stata in una pizzeria dove fanno le pizze con varie forme, guarda che bella *.*
    Manchi tanto
    Un abbraccio

  11. Marco 19 agosto 2017 at 13:07 - Rispondi

    L’appuntamento era per sabato 20 agosto alle 10.
    Alcuni parenti sono già arrivati, altri stanno arrivando mentre qualcuno non so se viene, se ha la forza di venire.
    Io devo andare a prendere Francesca, ci voglio andare da solo, voglio parlarle per l’ultima volta.
    Non ricordo cosa le ho detto, quali pensieri mi giravano per la testa e quanto tempo siamo stati in giro per le strade che si stavano affollando di turisti e bagnanti.
    I colori, i rumori, le facce contente ci accompagnavano senza saperlo verso il porto a prendere la barca pronta per il mare che aspettava Francesca.
    Siamo arrivati, tutti erano pronti, ho lasciato Francesca tra le mani del suo fidanzato come lei aveva chiesto.
    Qualche settimana prima avevamo parlato del futuro, di sogni e di cose che avremmo fatto. Tra le varie cose Francesca si era lasciata andare a discorsi dei quali non aveva mai parlato, facendo cenno che se la malattia avesse vinto, avrebbe voluto essere lasciata in mare, libera, nel mare che le era sempre piaciuto.
    Ci abbiamo riso ma per la prima volta ho colto uno sguardo diverso, come se sapesse cosa stava succedendo.
    La barca è partita, lentamente ha percorso il tragitto per uscire dal porto mentre noi la accompagnavamo a piedi sulla passeggiata che costeggia la darsena.
    Ha preso il largo fino a diventare sempre più piccola, si è fermata, il suo fidanzato ha liberato le ceneri mentre il capitano suonava la sirena come si fa con gli uomini di mare. Ha fatto tre giri su se stessa ed è rientrata lasciando Francesca per sempre nel suo mare.

    Marco

  12. Claudia 17 agosto 2017 at 22:52 - Rispondi

    Un ricordo che ho di te è quello di quando siamo andate insieme a fare shopping, dopo scuola.
    Abbiamo trascorso l’intero pomeriggio tra negozi, tu cercavi un costumi e non riuscivi a deciderti.
    Abbiamo visitato gli stessi negozi più e più volte e solo dopo varie ore hai finalmente scelto.
    Il costume ti serviva per l’estate, se non erro lo dovevi usare in piscina, per il lavoro.
    E’ stato bello accompagnarti.

  13. Marco 10 agosto 2017 at 14:19 - Rispondi

    9 Maggio 2016 – Il giorno del tuo compleanno! Non potevo farlo passare senza la torta e ti ho fatto una sorpresa! L’ho portata in reparto anche se tu non la potevi mangiare.
    Ero d’accordo con il personale in servizio dell’ospedale (non lo sai ma a loro ho dato un super vassoio di pasticcini!). Abbiamo aperto il pacco e messo la candelina. Poi sono entrati i dottori e gli infermieri, ci sei rimasta male, avevi paura che ci sgridassero ma erano lì solo per farti gli auguri! Soffio di rito e qualche foto! Te la sei mangiata con gli occhi! Lo scatto ogni tanto lo guardo, è stata una torta importante che non posso dimenticare!

    Marco Pirozzi

  14. Marina 7 agosto 2017 at 13:09 - Rispondi

    Partite un po’ impacciate, l’amore per l’attività sportiva e per lo stesso uomo avevano presto accelerato il ritmo delle chiacchiere ed i sorrisi, creando un clima di complicità inaspettato, credo, ad entrambe, ancora schive per la recente conoscenza ed il carattere.
    Una giornata di sole fulgido, scarpe da ginnastica, costumi, e gli agognati pass in tasca.
    Ci siamo aggirate per i padiglioni affollati curiose ed entusiaste, poi ci si è parata davanti la torre.
    -certo che è bella alta eh? mi sudano i piedi al pensiero, ma quasi quasi ci proverei…
    – ma si dai! La fila non è tanta…
    -se lo sapesse lui gli prenderebbe un colpo!
    -già … non riuscirebbe neanche a guardarci salire da sotto…
    E così ci siamo accodate, io un po’ intimorita, tu più decisa, abbiamo agganciato le imbragature ed abbiamo iniziato ad arrampicarci senza mai guardare giù.
    Arrivate sulla piattaforma ho realizzato che tuffarmi da lassù, nonostante la messa in sicurezza e i soldati muscolosi che tendevano le corde, non sarebbe stato affatto uno scherzo, e per un lungo istante la testa ha vorticato ed i piedi non volevano saperne di abbandonare la sicurezza delle assi di legno e spiccare il balzo verso il vuoto.
    Poi i miei occhi hanno incrociato i tuoi e mi hai fatto un piccolo cenno col capo.
    Ok ragazza, siamo in ballo e balliamo, se lo fai tu lo faccio anch’io!
    VIA!

    Marina

  15. Marco 4 agosto 2017 at 15:52 - Rispondi

    Quando tocco il cellulare che si illumina, la sua foto col sorriso che mi saluta, mi fa sorridere, è con me, sempre vicina! Ne sono convinto, quante volte penso o mi succede una cosa e immediatamente vado a lei, a quando gliela dirò, potrò raccontare cosa ho visto o fatto. Al ristorante il gioco era fotografare i piatti e mandare un whatsapp per ingolosire l’uno o l’altra. Non solo ti racconto cosa ho mangiato ma te lo faccio vedere! Quando viene il cameriere sono ancora tentato di farlo, poi mi trattengo con il cellulare in mano e sorrido. Nonostante tutto la sento vicina, so che mi aspetta, credo che a volte mi suggerisca qualcosa.

    Marco Pirozzi

  16. Ilaria 4 agosto 2017 at 15:51 - Rispondi

    3/1/2013 – “Ciao, scusa il disturbo, frequento il tuo stesso corso all’uni e avrei bisogno di un favore. Sto cercando disperatamente gli esercizi fatti in classe dalla prof di chimica per fare lo scritto di stechiometria! Poi ovviamente se hai bisogno di qualsiasi cosa se posso ti do una mano, grazie mille!”. Questo è stato il tuo primo messaggio che mi hai mandato su Facebook, ovviamente in preda al panico per gli esercizi di stechiometria come me…da qui è iniziata la nostra amicizia!
    Gossip e scoop erano all’ordine del giorno, le nostre super unghie colorate, i vestiti, borse e creme corpo erano i nostri argomenti preferiti.
    Un’altra passione in comune: la F1, tu fan di Lewis Hamilton, io di Kimi Raikkonen!
    La pizza, le colazioni al bar con cappuccino e brioches (come dicevi tu), io prima di conoscerti dicevo sempre cappuccino e pasta ora sempre brioches come te, che effettivamente è più corretto.
    L’estathè: il tè freddo più buono che ci sia!
    Gli esami universitari ci stavano facendo impazzire, ma grazie alla tua grinta riuscivamo a tirare avanti e persino a riderci su…
    Adesso, molte volte che ho gossip o scoop importanti o semplicemente vado a fare le unghie nuove, mi viene da aprire la tua chat su WhatsApp per scriverti e per fartele vedere…poi mi blocco e penso che sicuramente, da dove sei ora, le riesci a vedere lo stesso e sarai super informata, forse anche più di me!
    Un abbraccio grande.

    Ilaria Zanasi

  17. Marco 4 agosto 2017 at 15:46 - Rispondi

    La prima volta che siamo andati al mare non volevi andare in spiaggia, mettere i piedi sulla sabbia ti dava fastidio, era calda, te li sporcavi. Mi ricordo che ti ho portato all’ombrellone ti ho tolto le scarpine e ti ho seduta sul lettino. Ci hai messo qualche ora a familiarizzare con quella strana polverina, ci guadarvi, non piangevi ma volevi farlo! Chi lo avrebbe detto che spiaggia e mare sarebbero diventati il tuo luogo preferito!

    Marco Pirozzi

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